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Il giorno 23 ottobre 1921, novant’anni or sono, era una domenica uggiosa d’ autunno, ma per Dardago ed i dardaghesi era una domenica particolare, infatti, quel giorno venne inaugurato lo splendido monumento a ricordo ed onore dei giovani dardaghesi caduti durante il primo conflitto mondiale.
Circa due anni prima, dopo che la popolazione aveva ripreso una vita quasi normale, dopo le devastazioni dell’immane guerra, i padri dei caduti e gli altri probi uomini del paese decisero di ereggere un monumento ai giovani dardaghesi caduti. Venne costituito un comitato che affidò la progettazione e la costruzione del monumento a scalpellini e scultori del paese.
La pietra non è vicentina come sostenuto da qualcuno ma proviene da una cava del nostro Ligont, l’onere di tracciare e progettare l’opera venne affidato a Leone Burigana ‘Cianpanèr’, allora il più talentuoso fra tutti gli scultori dardaghesi essendo egli stato allievo di un altro insigne scultore locale, tale Pietro Zambon ‘Rosìt’ alcune opere del quale sono ancora visibili nel nostro cimitero. Anche altri scultori e scalpellini, anch’essi allievi del succitato Pietro ‘Rosìt’, parteciparono alla realizzazione dell’opera essi furono: Giobatta Zambon ‘Pinal’, Antonio Ianna ‘Cianpanèr’, Abramo Busetti ‘Caporal’ e Benvenuto Busetti ‘Caporal’, costoro fecero lo zoccolo ed il capitello; l’ornatista fu Alberto Cecchelin ‘Scatiròt’ realizzò in modo davvero sublime i bassorilievi ed i fregi sotto il capitello e lo stesso Leone Burigana fu l’autore della statua del fante morente posta sulla sommità del capitello.
Alla cerimonia partecipò l’intero paese, per l’occasione la piazza era addobbata da molte bandiere, vi era anche un picchetto d’onore di militi in armi, vi era pure, diretta dal maestro Antonio Del Maschio ‘Cussol’, una banda musicale che negli intervalli della manifestazione eseguiva brani patriottici molto in voga in quei tempi. Il monumento venne scoperto fra la commozione e il rispetto della gente.
Si svolsero poi dei discorsi e come rappresentante il comitato promotore prese la parola Serafino Ponte, quindi l’avvocato Girolamo Cristofori di Sacile tenne un discorso patriottico ed infine prese la parola l’ingegner Giuseppe Zambon il quale parlò in nome di tutti i reduci.
Al termine un festoso scampanio delle nuove campane, che erano state rifuse e ricollocate nella cella campanaria del nostro campanile nel marzo di quell’anno. Fra la sorpresa generale comparvero tra le nuvole alcuni velivoli partiti dal vicino campo di aviazione di Aviano, i quali volteggiando sopra il monumento e sopra l' incredula folla, sparsero una cascata di petali di fiori il tutto poi si concluse con un sontuoso rinfresco nel cortile della canonica. Dopo novant’anni ci è sembrato doveroso ricordare questo avvenimento se non altro per rispetto e riconoscenza verso dapprima quei 26 giovani dardaghesi caduti per la creazione di un’Italia unita e libera ed in secondo luogo verso coloro che progettarono e fecero una così insigne opera, posta al centro della nostra piazza a ricordo e monito per le generazioni future.
       
       
       
       




























































































































































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