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Il 26 agosto di cento anni fa la sua nascita, a Venezia, era stata accolta con una gioia particolare: ultima di sette figli, vent’anni di differenza con la sorella maggiore Santa, che di lì a poco si sarebbe sposata. I cento anni di Wilge Bastianello sono stati festeggiati a Dardago, con una grande festa, nel cortile della vecchia casa di famiglia dei Fuser-Codif. C’erano, oltre ai numerosi parenti, anche molti paesani, conoscenti, vicini di casa, abitanti di quella stessa via Rivetta sulla quale la zia Wilge (ma anche la mamma, la nonna, la sorella, la cugina… in tanti modi possiamo chiamarla) si è affacciata tanta volte dal portone durante i periodi di vacanza.
Una vita che corre tra Dardago e Venezia, dove Wilge ancora vive e da cui ogni anno si allontana nel periodo estivo per raggiungere queste colline della pedemontana friulana che racchiudono il seme delle sue origini familiari.
Una grande famiglia, quella dei Bastianello, trasferitasi da Dardago a Venezia ben più di cento anni fa per raggiungere una qualità della vita che la terra sassosa di queste parti in quegli anni non riusciva a garantire, ma che da questa terra sassosa non si è mai allontanata. A cominciare dalla “mitica” (così la descrivono i nipoti che l’hanno conosciuta) nonna Angela, forte e amorevole, sorella di quel don Romano che fu parroco di Dardago per oltre cinquant’anni. Sempre pronta, la nonna Angela, a raccogliere attorno a sé figli e nipoti, generi e nuore, sia nella Venezia dove ha vissuto tutta la sua vita che a Dardago, dove ogni estate tornava per ritrovare i parenti che non erano partiti, e per riaprire quella casa che nel periodo dei mesi estivi si rianimava di voci e di suoni, di “tanta famiglia” dopo il silenzio dei mesi invernali.
La ricordano ancora bene i nipoti, rievocando il rito del caffelatte per merenda; l’uso dei piccoli “taier” per la polenta personalizzati con i diversi nomi, dove ognuno riceveva la propria porzione (qualcuno ancora li conserva). Ricordano l’indimenticata passeggiata in Cima Manera, tutti insieme, con ai piedi non gli scarponi da montagna ma le “s’campinele” cucite a mano.
Tanta vita, tante storie, tante vicende personali tristi e gioiose  corrono lungo quel filo che lega le esistenze dei sette fratelli Bastianello: Santa, Romano, Letizia, Cornelia, Tiziano, Giovanni e la piccola Wilge di allora la quale, poco più che dodicenne, accudiva nipoti che avevano quasi la sua stessa età! Poi è venuto il suo turno, di sposa con Aldo Balliana, madre di quattro figli, e poi ancora nonna e bisnonna.
Oggi è rimasta unica testimone di quella generazione, di un tempo e di una realtà che sembrano (forse anche sono) tanto lontani. Non ricorda più molto i fatti e gli avvenimenti di allora, li tiene dentro insieme a tutti quelli che sono venuti dopo. Sembra guardare con distacco il presente, ma non sempre. Lo scorso 26 agosto, seduta al vecchio tavolo di casa sua a Dardago, ha ricordato che era il giorno del suo compleanno, ed i suoi occhi brillavano quando ha tenuto in braccio il piccolo Marco, nato pochi giorni prima. Pronipote e figlio di un nuovo secolo, oltre che di un nuovo millennio, ma testimone anche della continuità esistente tra passato e presente, e di cui Wilge Bastianello è autentica testimonianza.

      Cristina
       
Due passi nel cortile di via rivetta e quasi non capisco più dove sono. Lì, oltre quell’arco, parenti e amici stanno cominciando a festeggiare i cent’anni di Wilgeforte Bastianello, insomma zia Wilge. C’è la messa, l’atmosfera è lieve, il sole filtra dai gazebo e la musica classica diffusa in tutto il giardino dà quel qualcosa di antico che rende la festa quasi solenne.
Poco tempo fa sono stata a Parigi, la stessa musica era diffusa nel giardino di Versailles: di antico anche a Dardago non c’è solo la splendida casa di Zia Wilge, ma lei, questa donnina che ha 100 anni e per come non se ne sta mai ferma gliene daresti molti meno. Arrivarci a questa età.
Entro nel cortile e comincio a scorgere e riconoscere facce amiche, conosciute, volti che a Dardago vedo da sempre. A festeggiare Zia Wilge ci sono proprio tutti, cinque, sei generazioni di famiglie (nel mio caso la zia è una sorta di tris-zia, se si può dire) che lì sono la storia. I più anziani ci vivono, i più giovani ormai vivono nelle città dove i nonni, o i genitori, sono emigrati in cerca di fortuna. La schiera di nipoti della Zia si dà da fare, le tavole sono piene di ogni bontà italiane e straniere, made in Ucraina, da dove viene Daria, la badante-amica. C’è Tommaso alla console da dove arriva la musica, c’è Martina, sua sorella col “piccolo” Marco, che ha 16 giorni ma sembra abbia due mesi. D’altra parte, se nasci di 5 chili e 2 sai già che nella tua vita sarai destinato a bruciare tappe e traguardi. Proprio come la Zia.
      Tanti Auguri
       
 
 








































































































































































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