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Nella moderna saletta del PN Bar di viale Cossetti l'esordiente conterraneo Alberto Basso, sabato 17 settembre, alle ore 18, ha presentato, nell'ambito delle iniziative di Pordenone Legge, il suo primo romanzo “Brindisi” alla presenza di un nutrito gruppo di curiosi lettori.
Il giovane autore ha introdotto personalmente la sua opera con passi scelti, leggendo e commentando gli aspetti salienti di questo suo primo romanzo. Alberto Basso, dardaghese per parte paterna, è nipote di Lorenzo e figlio di Francesco. Completati gli studi classici, si è diplomato in Sceneggiatura e Scrittura cine-televisiva alla Scuola di Cinema, Televisione e Nuovi Media di Milano. Ha inoltre conseguito il Diploma di merito in chitarra elettrica alla Scuola di musica moderna di Ferrara.
Appassionato di blues, noir e letteratura, attualmente vive e lavora a Bologna. Sono le parole stesse di Alberto a chiarire subito il tenore del romanzo, tra autobiografia e coordinate storiche: “Sono nato il 16 marzo 1978, la mattina in cui le brigate rosse rapirono l’onorevole Aldo Moro. Penso a questo mentre il Tonio guida con il petto schiacciato contro il volante e i marciapiedi vanno a fuoco lentamente e sfrecciano veloci di fianco a noi. Penso a questo quando qualcosa sbatte contro il sedile posteriore e il Tonio mi dice “Prendila” e così mi giro e allungo il braccio e mi ritrovo tra le mani una bottiglia ghiacciata.
Il Tonio mi guarda e mi dice “Bentornato” e non intende a casa, ma all’enoteca.» Il romanzo, come ha ben spiegato l'autore, racconta infatti le vicende di Federico, alter ego e voce narrante: un trentenne alle prese con le problematiche esistenziali di una generazione alla ricerca di sé stessa ma ancor di più del senso della “storia” e delle vicende drammatiche che hanno segnato un'epoca: gli anni di piombo e la strategia della tensione. Federico, che ha una tesi di storia mai finita, da completare a causa di un professore universitario superficiale ed eternamente chiuso nel suo fumoso studio, torna a lavorare nella sua vecchia enoteca, al Brindisi, (dalla quale prende il titolo il romanzo), dove ritrova i suoi amici di sempre, compagni di scorribande e di bevute, ma anche fini intenditori di vini (di cui il libro offre un ampio spaccato in tutte le varietà regionali, da Nord a Sud).
Una narrazione sfaccettata, fortemente visiva quella di Alberto Basso, in cui le immagini e i personaggi, volutamente scarnificati nei loro tratti essenziali e per certi versi “disumanizzati” nei loro aspetti quasi grotteschi (alla Pinter, per intenderci) si materializzano davanti agli occhi del lettore nel corso della narrazione, in cui sono sempre compresenti il passato privato, nel quale il protagonista rievoca le estati della sua infanzia pedemontana (tra scorribande in Artugna e pescate ai vicini laghi) e quello storico, che fa capolino dai frammenti della tesi che il protagonista deve completare, e che verte sugli anni di piombo e sulla strategia della tensione.
Come ben messo in evidenza anche dalla critica emerge il tema della incomunicabilità dei personaggi (il padre, provato prima da una mal digerita sconfitta politica e poi dalla malattia, la madre, sostenitrice ad oltranza di Gerry Scotti, la sorella minore, alle prese con problemi alimentari a cui nessuno sembra dare adeguato peso...) che viene ottimamente reso nei dialoghi, veri e propri “monologhi paralleli”, che costituiscono la cifra del romanzo e nei quali, Alberto Basso sapientemente, da abile sceneggiatore, eccelle. Una lettura mai banale, dalla scrittura precisa, che non indulge mai all'affettazione, a tratti dura ma che colpisce dritto, come un gancio ben assestato, il lettore, trasportandolo, in un crescendo, verso un finale catartico, dai toni volutamente visionari e totalmente...a sorpresa, motivo ulteriore per il quale invitiamo tutti a leggere direttamente questa opera prima. Un brindisi dunque all'autore: prosit Alberto e auguri di lunga e proficua carriera!
       
       
       




















































































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