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    Il Rifugio Policreti al Piano del Cavallo, primo rifugio della montagna pordenonese, sorgeva nell’odierna località Collalto tra la Chiesa degli Alpini e il Condominio Policreti. Inaugurato il 2 agosto 1925, per un ventennio ha costituito un punto di riferimento per alpinisti, escursionisti e sciatori del Mandamento di Pordenone e non solo visto che tra i suoi frequentatori ha annoverato gli appassionati di montagna dell’intero Friuli e anche del vicino Veneto.
Il ricovero, aperto dalla Sezione del Club Alpino di Pordenone retta dal presidente Rino Polon, in origine era una casera di proprietà della famiglia Policreti ramo di Ornedo che l’aveva ceduta in locazione gratuita al Club Alpino per favorire la frequentazione dell’altopiano del Cavallo, delle sue cime ma anche dei suoi “meravigliosi campi di neve”.
Tra il 9 e il 10 settembre 1944 il Piano del Cavallo era stato teatro di scontro militare tra le truppe nazi-fasciste e le Brigate partigiane e così il Policreti, che da qualche mese era divenuto sede del Battaglione garibaldino “Nino Bixio”, era stato minato e distrutto dai tedeschi.
Il ricovero ormai dissoltosi nei campi carsici era caduto nell’oblio e di lui non se ne sarebbe più parlato salvo per qualche breve accenno apparso in alcuni pubblicazioni sulla nostra montagna, fino a quando lo scrittore di montagna Mario Tomadini ha deciso di impegnarsi nelle ricerche per dare vita ad una pubblicazione che ricordasse quella costruzione che ha avuto una parte importantissima nella storia sia del nostro territorio montano sia delle Sezioni del C.A.I. del nostro Mandamento.
Quasi cinque anni di lavoro hanno permesso di ricostruire nei minimi dettagli la storia del Rifugio Policreti nel libro LE PIETRE PERDUTE - Nel Piano del Cavallo sulle tracce del Rifugio Policreti (1925-1944) edito dall’Associazione LA VOCE di Pordenone. Il volume consta di 320 pagine illustrate con quasi 300 immagini e documenti d’epoca e di notevole valore storico.
Nei quindici capitoli si trovano notizie sulla gestione, sulla frequentazione, sulle normative che ne disciplinavano  l’accesso e il soggiorno senza omettere la cronaca spicciola, gli aneddoti e le testimonianze di chi il Policreti lo ha  frequentato e che oggi costituisce l’aspetto romantico e intimamente umano di un tempo lontano ed irripetibile. Il volume costituisce un’immersione nella storia di un altopiano dove c’erano solo una manciata di casere e un Rifugio, il Policreti appunto, che ha permesso l’avvio della prima forma di turismo nel Piano del Cavallo.
Nel volume riveste una grandissima importanza la frazione di Dardago e molti dei suoi abitanti, primi tra tutti i Zambon Colùs di Via S. Tomè (a questa famiglia è stato dedicato un intero capitolo) che con il loro esercizio commerciale almeno fino al 1933 sono stati i principali fornitori di derrate alimentare per il Rifugio Policreti.
La Tonina Zambon Colùs è stata la cuoca del rifugio con la gestione Gio. Batta Casagrande mentre il marito Arcangelo si occupava del caserut  e della piccola stalla a valle del Policreti. Numerose immagini, gentilmente concesse dalla signora Bruna Zambon Carlon, confermano la presenza nell’altopiano della famiglia di Dardago. Silvio Zambon Colùs, figlio della Tonina e di Arcangelo è stato un assiduo frequentatore del rifugio sia in veste di sciatore sia in quella di alpinista e si ha ragione di credere che il bravo giovane s’offrisse anche come “guida” per i cittadini che desideravano salire nell’altopiano del Cavallo.
Inoltre Casa Colùs era stata ufficialmente riconosciuta come l’unico recapito di fondovalle del Rifugio Policreti e proprio con questa definizione è menzionata in numerose guide e pubblicazioni dell’epoca. Proprio da Casa Colùs partivano i muli diretti al rifugio con viveri e materiali e l’aquila incisa nella bianca pietra e fissata nella facciata di Casa Colùs conferma la valenza storica di quell’edificio.
Non va neppure dimenticato che la traccia che partiva dalla Valle di S. Tomè e proseguiva per la Valle della Stua era il principale itinerario seguito dagli appassionati di montagna che salivano al Rifugio Policreti e anche questo particolare è stato confermato dalle note lasciate nelle loro guide da alpinisti del calibro di Antonio Berti e Vittorio Cesa De Marchi.
Peraltro Mario Tomadini per le sue ricerche si è avvalso di vari numeri del periodico l’Artugna trovando e riportando nel volume interessanti e importanti notizie. Tutto questo dimostra che il paese di Dardago è indissolubilmente legato alla storia e alle vicende del Rifugio Policreti e come tale nel volume occupa un posto di primo piano come peraltro era già avvenuto nella pubblicazione QUEI MAGNIFICI CAMPI DI NEVE - Le origini e la storia dello sci pordenonese (1924-1941) presentata nel 2007 dallo stesso autore.  

       

LE PIETRE PERDUTE è stato presentato sabato 28 settembre 2013 nel Palazzo Carraro ex Menegozzi nel centro di Aviano alla presenza di un pubblico numeroso, del Sindaco di Aviano, dei presidenti delle Sezioni CAI di Pordenone, Sacile e Aviano e di un testimone d’eccezione, il signor Silvano Casagrande che per nove stagioni estive aveva accompagnato nel Piano del Cavallo il nonno Gio. Batta Casagrande, ultimo gestore del ricovero alpino.

       
       
       























































































































































































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