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Con il favore del tempo, si sono concluse a ottobre le giornate di valorizzazione di uno dei siti archeologici più rilevanti dell’ UNESCO: il Palù di Livenza.
È stata una bella occasione per vedere l’ultimo degli scavi effettuati ed ancora in corso. Una vera e propria finestra sul Paleolitico: l’età della pietra antica.A parlarne è stato l’archeologo Micheli che, sul campo, ha illustrato le abitudini di vita degli uomini e donne che vivevano tra il 3900 e il 3600 a. C in questa zona. Si trattava di cacciatori e agricoltori che avevano costruito le loro abitazioni su palafitte di legno, delle quali sono emersi i pali di fondazione. Il legno si è potuto conservare in ambiente anaerobico, in assenza di ossigeno e quindi di batteri. Questo ha permesso anche il rinvenimento di reperti quali semi, selci, ceramiche, denti … e perfino del primo “chewingum” dei nostri proto-antenati. In realtà si tratta, almeno in quest’ultimo caso, di una resina ricavata dagli alberi di betulla. Serviva principalmente come collante e diventava pece nera quando veniva fatta bollire. Tuttavia il “chewingum” veniva anche masticato per “relax” e aveva proprietà medicamentose.
Questo ci fa sorridere ma ci rende ancora più vicini questi uomini del passato, che in fondo ci assomigliano un po’ per le loro abitudini.

   
       































































































































































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