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Spulciando tra le varie foto che ci avete inviato o che già erano nei nostri cassetti ne ho trovato alcune che mostrano come il carro non fosse solo un mezzo di lavoro ma anche un mezzo “da diporto”, usato spesso per gite o brevi spostamenti, come andare a Mezzomonte o a Castello in occasione delle sagre. Si ricorda ancora mia mamma e mi racconta spesso di una gita a Mezzomonte con i suoi cugini Bastianello. Quasi ogni famiglia aveva un carro, o meglio, una careta tirata a volte dalla mucca di casa, a volte dal mus o dalla mussa e di carri ne esistevano di vari tipi e grandezze, a seconda degli usi cui erano destinati. Ancora negli anni sessanta infatti i trattori erano pochi e fen, sorgial, foia, legne erano trasportati con i ciars o con le carete (variavano dimensioni, forma, tiro singolo o a due), ai più grossi con un timone unico, tramite il dof, erano aggiogati bo, che servivano anche al traino del varsor. Quando io e Gigi Basso avevamo una decina d’anni, con il nonno di Gigi (Luigi Pellegrini Luthol) si andava spesso “de la de l’artugna” con la careta di legno a due stanghe, tirata da una mucca che ricordo un po’ vivace, a caricare canne, sorgial, fen. Ricordo la careta di mio zio Paolo Basso, che avendo ruote con pneumatici era già moderna, e ancora negli anni settanta era utile per andare a caricare “fassine e foia tel nostre bosc, tel thocolut”. Uguale era quella di Ilario Fuser, la cui caratteristica era il rapporto particolare che aveva con la mussa, abile a trovare la strada di casa, rispettando gli stop, senza che il padrone smettesse di arrotolarsi una sigaretta o di fumare seduto dietro. Per il pan e vin era un classico per noi ragazzi partire con la mussa de Ilario per i primi carichi di bordici o sorgial (adesso si usa l’Apecar!). Se mia nonna Santa Bastianello nell’arco di 99 anni abbondanti di vita è passata dalla lampada a petrolio all’uomo sulla luna, noi siamo senz’altro passati per la fase del trasporto animale. Il progresso e le macchine agricole hanno avuto rapidamente il sopravvento, in una economia che è radicalmente cambiata con la scomparsa delle piccole “aziende” monofamiliari e autosufficienti, così assieme ai vecchi contadini un po’ alla volta se ne sono andati anche i ciars e le carete.
       
       







































































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