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"Sot 'l Crep de San Tomè" o "Sora 'l Crep de San Tomè", con successivo scivolamento nella vallata dove oggi sorge la Chiesetta, s' insediarono i primi abitanti delle nostre terre. AI Neolitico (3000-2000 a.C.) risalgono i primi repelli. Da lì prese avvio la nostra storia che oggi vogliamo presentare in questa guida per ricostruire, attraverso i materiali, le diverse culture che hanno popolato il territorio nello scorrere del tempo. Con questa testimonianza del passato non ci proponiamo solo di valorizzare i nostri piccoli tesori, ma soprattutto di stimolare ognuno di noi alla loro tutela. Molti sanno che S. Tome è stato un luogo di vera e propria predazione: scavi incontrollati e privi di metodo scientifico hanno impedito una ricostruzione completa e puntuale della storia e delle genti del sito. Reperti probabilmente importanti giacciono in qualche scantinato o in qualche collezione privata e dispiace sapere che ancora oggi sconsiderati tentino di scavare, alla ricerca di materiali ormai purtroppo perduti. E importante allora che ognuno di noi conosca la storia e la cultura del nostro passato affinché di esso non scompaiano anche le ultime tracce.
 
L'Assessore alla Cultura Barbara Giannelli
Il Sindaco Antonio Zambon
 
       
   
       
S. Tomè di Dardago fu tra le prime località archeologiche del Pordenonese a figurare nella letteratura scientifica, come luogo di ritrovamento di importanti materiali di età neolitica ed eneolitica. Fu anche uno dei pochi siti oggetto di uno scavo di emergenza da parte della Soprintendenza archeologica per le Tre Venezie. I numerosi oggetti archeologici rinvenuti in più occasioni nella zona, e depositati dalla Soprintendenza presso il Museo delle Scienze di Pordenone, perché potessero essere valorizzati, non erano mai stati oggetto di analisi sistematiche.
Lo studio, condotto in questi ultimi anni da Paola Visentini. Giovanni Tasca. Silvia Pettarin. Nicoletta Rigoni nell'ambito dell'attività scientifica e di divulgazione del Museo delle Scienze, ha permesso di rivedere l'inquadramento cronologico dei materiali e di riconoscere nel complesso di S. Tomè uno dei contesti archeologici di maggiore interesse nella pedemontana pordenonese, soprattutto per la lunghissima durata della sua frequentazione. Non sono ancora ben definite, in assenza di scavi sistematici, le modalità insediative della zona nelle varie fasi storiche, ed è solo ipotizzabile il ruolo del sito - soprattutto in alcuni periodi - quale tramite tra la pianura ed il retroterra montano e come tappa importante lungo l' itinerario pedemontano, particolarmente attivo in età protostorica e tra tardoantico e altomedioevo.
La mostra e la guida didattica all'esposizione curate dal Comune di Budoia potranno preludere ad un più approfondito esame delle risorse archeologiche della zona, che si auspica possa costituire un punto di grande suggestione sull'itinerario archeologico della pedemontana pordenonese, attualmente in corso di progettazione.
  Serena Vitri
Direttore Archeologo presso la Soprintendenza Archeologica
e per i Beni Ambientali, Architettonici, Artistici
e Storici del Friuli-Venezia Giulia
 
     
   
       
La realizzazione della mostra "Genti e materiali di San Tomè di Dardago" e la pubblicazione della relativa guida rappresentano motivo di grande soddisfazione per il Museo delle Scienze di Pordenone, che ha curato in parte il piano scientifico e organizzativo della manifestazione.
L'esposizione che andiamo a presentare è particolarmente importante non solo perché rende per la prima volta visibili al grande pubblico i materiali recuperati negli ultimi decenni dalla località di San Tomè, sito che si presenta molto ricco dal punto di vista archeologico e finora per celli versi "atipico" nel panorama degli insediamenti antichi del Friuli occidentale. È significativa anche perché costituisce il frutto, non frequentissimo, di una collaborazione costruttiva tra Enti Locali, Museo del capoluogo di provincia, Soprintendenza competente, giovani archeologi che da tempo prestano la loro opera qualificata nel territorio del Pordenonese (e non solo). Questa mostra di materiali, con il corredo di alcuni pannelli illustrativi di riferimento, vuole pertanto porsi anche come occasione e stimolo per l'avvio di nuovi studi mirati sui sito e di indagini archeologiche condotte con metodo scientifico, all'interno di un allargato progetto di ricerca che possa contribuire alla maggiore definizione delle dinamiche insediative dell'area di San Tomè di Dardago.
Un grazie particolare va infine a quanti si sono adoperati, talora senza risparmio di tempo ed energie, alla buona riuscita dell'impresa.
  Anna Nicoletta Rigoni
Conservatore Archeologo presso
il Museo delle Scienze di Pordenone
 
       
       
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