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Il panevin è una tradizione popolare del Friuli e di parte del Veneto che consiste nel bruciare pire di legna e ramaglie, solitamente la sera del 5 gennaio.
Nato come rito che coinvolge il fuoco e la terra fu poi influenzato dalla religione cristiana che ne ha voluto vedere il mezzo per illuminare la via ai Re Magi che si erano smarriti.
Originariamente il panevin celebrava col fuoco il solstizio d’inverno che, secondo il Caledario Giuliano, cadeva il 25 dicembre. Tale evento coincise in seguito col giorno della nascita di Gesù ed infine fu spostato di 12 giorni alla vigilia dell’ epifania. Questa usanza risale probabilmente a riti pre-cristiani, i Celti infatti accendevano dei fuochi per ingraziarsi le divinità e bruciavano un fantoccio che rappresentava il passato.
Questa tradizione è rimasta e ancor oggi il fuoco simboleggia la speranza e la direzione delle scintille viene letta come presagio per il futuro: se le scintille vanno a est la sorte sarà buona, se invece si dirigono a Ovest sarà meglio andare in cerca di fortuna. Anticamente questo era un rito propiziatorio poiché davanti al fuoco si invocavano i buoni raccolti per la stagione agricola, soprattutto si chiedeva abbondanza di pane e di vino. Qualche volta si discute sul cambiamento della direzione delle faville, causata dalle correnti d’aria, e questo favorisce il dialogo fra i componenti della comunità. Mentre il falò arde si cantano le litanie augurali. Il panevin viene solitamente benedetto dal parroco con l’acqua santa e lo scoppiettare del fuoco viene identificato con il demonio che fugge. Il panevin è anche un momento in cui la comunità si raccoglie per stare in compagnia e degustare vin brulè e pinza. Un tempo era a livello famigliare oggi, invece, se ne costruisce uno solo per tutto il paese.
       
       
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