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Dardago è un piccolo paesino in provincia di Pordenone ma per chi come me ci abita è un grande paese dove tutti si conoscono, dove non c’è inquinamento perché di macchine non ne passano quasi mai, dove soprattutto d’estate si popola di turisti e dove si cerca di non far perdere mai le tradizioni di una volta. A Dardago diciamo che ci sono molti anziani e pochissimi giovani che durante il tempo libero non restano qui ma prendono le loro macchine o i loro scooter e vanno a Pordenone, Sacile…….
Dardago non ha molto di speciale; è la Pieve dei 3 paesi: Dardago, Budoia e S.Lucia.
La Chiesa è intitolata a Maria Assunta in cielo che si festeggia il 15 agosto. La Chiesa è circa del 1700/1800, di stile veneziano. E’ dotata di un magnifico organo prodotto a Venezia nella seconda metà del XVIII secolo, oltre all’organo c’è anche il coro che ogni domenica accompagna la Santa Messa.
Dardago è un paese magnifico (almeno per me), ci sono tutte le comodità: bar, edicola, macelleria, ristoranti….insomma anche se è un piccolo paesino non gli manca nulla. Durante gli ultimi decenni molte persone hanno espresso la loro opinione circa l’origine del nome “Dardago”, io ne ho raccolta una che mi ha raccontato mio papà al quale gli è stata a sua volta raccontata da anziani del paese. Dovete sapere che all’epoca delle invasioni di Attila le popolazioni della Pianura Friulana e Veneta terrorizzate dai Barbari, scapparono, chi nella Laguna Veneta chi sulle montagne. Nella nostra zona arrivò un gruppo di fuggiaschi che prima si sistemò nella valle di S.Tomè, poi col passare degli anni, scampato il pericolo, ed aumentando di numero, scesero verso valle, dapprima si stabilirono sul colle di S.Angelo poi attraversarono (nel dialetto di allora attraversare si diceva tronthà) l’Artugna e costruirono le prime abitazioni dove ora sono le case di Trantheot. Col passare del tempo il villaggio si ingrandì e gli si doveva dare un nome. I capi famiglia si riunirono per proporre un nome, c’erano molte opinioni e non si trovava un accordo, tanto che due di loro stavano per venire alle mani. Uno di questi preso dalla foga della discussione disse all’altro (in dialetto di allora): ” sta atento che se me rabio de più, quando che digo de dar,dago” al che l’altro disse:” fermi tutti gavemo trovà el nome; lo ga dito lui, dovrà esser “Dardago”. I presenti, tutti d’accordo assentirono. Il nuovo paese aveva il suo nome. Ci potrebbe essere anche un’altra versione riguardo al nome “Dardago” ad esempio;: quando ho qualcosa da offrire, dare con gentilezza.
Come ben si saprà Dardago è attraversato dal torrente “Artugna”,  che quando piove molto, va in piena. Dardago è un paese “vecchio” lo si può notare dal platano presente nella piazza, da noi dardaghesi chiamato “baler” quest’ albero ha più di 200 anni. Non dobbiamo dimenticarci della Chiesa di S.Tomè, situata su un piccolo terrazzo fluviale sulla sponda sinistra del torrente Artugna, un tempo la popolazione viveva li, intorno alla Chiesa anche perché c’era e c’è tuttora il torrente, poi si sono spostati a valle, andando ad abitare e a formare Dardago, ora la Chiesa viene usata soltanto su richiesta e nelle rare occasioni. Ma ora dopo questa presentazione di Dardago, si potrebbe parlare delle feste e delle tradizioni che si cerca di mantenere. A Natale come ogni anno viene fatto l’albero in piazza e il presepe in Chiesa, ma la cosa più bella, che da circa tre anni coinvolge tutte le vie di Dardago sono i Madi: alberi di Pino addobbati come si usava un tempo con cose da mangiare, biscotti, caramelle, arachidi, od oggettini fatti di legno e di lana. Gli abitanti di ogni via del paese si riuniscono per preparare ognuno il proprio Mado, per poi portarlo in Chiesa la Vigilia di Natale, dove resterà fino al giorno dell’ Epifania. Un tempo ogni famiglia faceva il proprio Mado, che  poi dopo essere stato esposto in chiesa veniva bruciato nel  Pan & Vin,  con l’augurio che l’anno che era appena iniziato fosse fortunato.
La sera della Vigilia di Natale c’è la consueta Santa Messa di mezzanotte, che viene accompagnata naturalmente dal nostro coro. All’inizio di gennaio vecchi e giovani, dardaghesi e non si ritrovano per allestire il famoso Pan & Vin, questa tradizione  stava scomparendo ma  siamo riusciti a tenerla viva. Insomma la grande quantità di ramaglie viene bruciata la sera del 5 gennaio, le donne anziane  di Dardago cantano le litanie dei santi, per chiedere di avere un buon anno (in tutti i sensi) mentre gli uomini guardano la direzione del fumo per capire se sarà una buona annata agricola e i ragazzi si divertono a far scoppiare i petardi che non hanno lanciato a Capodanno. Qui il carnevale viene poco festeggiato, neanche i pochi bambini che ci sono lo festeggiano, però sarebbe bello vestirsi come si vestivano i nostri papà a carnevale (con abiti vecchi), salire su un trattore e sfilare per le vie di Dardago. Dal carnevale passiamo alla Domenica delle Palme, è usanza che le persone credenti al mattino si ritrovino sul sagrato della Chiesa e prendano dei rami di ulivo che poi verranno benedetti dal Pievano. A Pasqua una volta c’era la tradizione di tirare, alle uova sode e colorate, con delle monete, chi conficcava una moneta dopo un tiro da almeno tre metri di distanza, poteva prendersi l’uovo colpito. Agli inizi di giugno poi si svolge l’importante processione del Corpus Domini (un tempo era molto più affollata e sentita di ora, le bambine erano vestite da angioletto e versavano al passaggio del corteo, petali di fiori, specialmente rose).Si passa finalmente alle Vacanze Estive come tutti (almeno penso) sono i mesi più belli, soprattutto per noi ragazzi che da molto tempo li aspettavamo, l’estate per noi è rilassarci, divertirci e passare le serate con gli amici, sia di Dardago, sia ospiti del nostro paese. Infatti in questi mesi Dardago viene popolato di turisti ed emigranti che riaprono la maggior parte delle case chiuse. Queste famiglie portano con loro molti ragazzi. Noi sedicenni di Dardago, siamo felici di rivedere i ragazzi/e che l’anno prima erano stati nostri ospiti, soprattutto osserviamo come si comportano in un piccolo paese come il nostro, loro che sono abituati alle grandi città. Siamo contenti di vedere gente nuova, perché, durante i mesi non estivi, le compagnie sono sempre quelle ed ormai non abbiamo più nulla da raccontarci. In estate Dardago per me gode del suo massimo splendore con l’allegria che i ragazzi portano con le loro risa e la loro spensieratezza per le vie del paese ed in piazza, gli anziani che escono per farsi una passeggiata, ed ancora, i bambini che, giocando si rincorrono per i cortili e per le strade, ed alla sera, per le feste paesane che non finiscono mai. Infatti a luglio ci sono i tornei di calcetto; un motivo in più per uscire e divertirsi a vedere le squadre giocare e a sperare che il Dardago vinca. Dai primi di agosto fino al 15 c’è la “pesca” di beneficenza che viene accompagnata da musica che attira molte persone; oltre alla pesca ci sono gruppi di ballerini, karaoke e gruppi teatrali che accompagnano le serate. La giornata del 15 agosto si festeggia la nostra Madonna Assunta in cielo, tutti a Messa, poi dopo l’abbondante pranzo col tocco finale delle paste e dell’anguria, il pomeriggio tutti a tifare per i bambini che si sfidano nei giochi popolari di una volta (pignatte ecc..) purtroppo sia per problemi di sicurezza ma soprattutto di mancanza di forti giovani, da parecchi anni non si fa più la cuccagna…… Forse con la buona volontà di qualcuno si potrebbe ripristinare questa antica e gioiosa tradizione!!!! La sera  poi si esce per vedere l’ultimo spettacolo e a tentare la fortuna con gli ultimi biglietti della “pesca” di beneficenza. Mio papà mi dice sempre che quando lui era piccolo, in ogni giorno dell’anno Dardago era pieno di bambini e persone per le vie….bè questa immagine la rivedo ora d’estate anche se i tempi sono molto cambiati. Grazie per quello che ci dà Dardago e per tutte le persone che ci abitano e che ci abitavano.
   
Zambon Francesca Romana
       
       












































































































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