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Non disperdere la memoria di quanto successo nel nostro paese e in Europa nel Novecento, raccogliere a questo scopo le testimonianze degli ultimi protagonisti di questi avvenimenti, trasmetterne documentazione orale a scritta, sono stati gli obiettivi dell' incontro tenutosi il primo febbraio con Mario Ponte, autore del libro “Prigioniero di guerra” e organizzato dalle classi quarte della scuola primaria “G. Marconi” in collaborazione con la Biblioteca Civica di Caneva e la redazione del sito www.artugna.it.
Il sottotenente Mario Ponte, nativo di Budoia, ma assegnato alla Compagnia Lanciafiamme del 4°Battaglione Chimico d'Armata ad Alba (Cuneo) parte per il fronte Russo nel giugno del 1942 e farà ritorno a casa solo quattro anni più tardi, dopo essere stato stato internato in diversi campi di lavoro russi. La prigionia lo ha condotto fin nel lontano Kazakistan.
Al ritorno desidera fissare per iscritto la sua dolorosa esperienza animato dal proposito non di scrivere un libro, bensì di comporre una raccolta di semplici testimonianze e ricordi di anni che, se normalmente dovrebbero essere i più gioiosi della vita di una persona, furono invece, per lui come per la maggior parte dei giovani ventenni di allora, “un inferno di dolore, fisico e morale” interrotti di tanto in tanto da sporadici “sprazzi di beata giovinezza”, capaci tuttavia di far “dimenticare lo stato di tensione e di continua lotta per la sopravvivenza”.
Il libro è costituito da due parti. La prima è il diario integrale di guerra, redatto dal giovane sottotenente Ponte. Esso fu recapitato alla famiglia da un commilitone di Ponte, sfuggito all'accerchiamento russo e rientrato in Italia quando ancora Mario era internato.
La seconda parte, invece, è stata redatta subito dopo il rientro dalla prigionia, avvenuto nel '46, rielaborando gli appunti che il prigioniero aveva gelosamente custodito ricucendoli sotto il pelo dello zaino che gli era stato dato nel lager di Beketowka.
Chiaro il proposito di Mario Ponte (che si evince dalla sua premessa al testo): permettere che le parole “non siano volatizzazioni verbali, che con gli anni sfioriscono e si possono dimenticare” ma rimangono, a memoria delle giovani generazioni.
Per gli alunni è stata l'occasione per sentire dalla viva voce di uno dei protagonisti ciò che era possibile leggere nel libro, ma anche per porre interrogativi, soddisfare curiosità, leggere, attraverso il racconto di un adulto che quegli eventi li ha vissuti in prima persona, un pezzo di storia che altrimenti rischierebbe di andare irrimediabilmente perduto.
La storia orale, in quanto momento di incontro e dialogo tra due persone, costituisce non solo, e non tanto, un’occasione di acquisizione di conoscenza ma anche, e soprattutto, un’opportunità di apprendimento.
È, infatti, chi chiede, chi domanda, chi interroga colui che necessita di nuova conoscenza, di sapere, di capire dall’altro.
La storia è spesso ancora percepita come una materia astratta, che si occupa di passati morti e persone scomparse. Il ricorso a fonti orali, qualora si abbia la fortuna di possederne, aiuta a rafforzare la percezione che la storia accade a persone come noi, a individui comuni, in contesti familiari e quotidiani, e che in questo modo la storia dà forma in modi molto concreti e tangibili a quello che diventiamo e alle nostre esperienze.
Appare quindi evidente l’importanza di vivere consapevolmente il presente non solo in quanto momento istantaneo e determinante le nostre attuali e future condizioni materiali, ma anche come insieme di fatti e relazioni del cui ricordo ed interpretazione noi tutti, di volta in volta protagonisti e spettatori, siamo in qualche modo responsabili.
Ricca la produzione di testi prodotta dagli alunni a seguito dell'incontro, di cui riportiamo, per chi desideri leggerle, alcuni esempi.
Sono tracce significative, che hanno una duplice funzione: per i giovani rielaborare e descrivere un'esperienza raccontata da chi “c'era e ha vissuto in prima persona le privazioni della guerra”, per gli adulti di far capire i collegamenti tra passato e presente, rafforzando la consapevolezza che l'odierna condizione di partecipazione condivisa e democratica è il frutto di scelte consapevoli e spesso sofferte.
Grazie Mario, a nome di tutti, per l'entusiasmo e la pazienza con cui hai accolti e sostenuti!

  Gli insegnanti e gli alunni delle classi quarte della scuola primaria di Sarone
Istituto Comprensivo di Caneva.
       
        

        

     

     

       

     

     

     

     
  Famiglia Ponte Mario  
       
       



























































































































































































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